La catalogazione di tante sindromi di origine alimentare, ridefinite grazie a nuove conoscenze scientifiche e mediche, talvolta rende decisamente sottovalutato il ruolo dell’educazione alimentare in relazione alla psicologia del soggetto. Quando il desiderio di dimagrire e di stare meglio, di voler essere più in forma e belli, non è patologico, ma risponde a canoni salutistici, riuscirci non può che essere un importante traguardo che accresce l’autostima del soggetto e lo fa stare meglio con se stesso e con gli altri. Riuscirci, non può che accrescere l’autostima del soggetto.  L'equilibrio psicofisico è l'obiettivo di una corretta alimentazione e di uno stile di vita attivo.
Se pensiamo all’ansia di vivere come ad un mancato controllo, anche solo presunto, della realtà che ci circonda, è facile pensare che il sovrappeso può generare in molti individui una forte componente ansiosa.  In aggiunta, va detto che la stessa società, mette sempre il soggetto in sovrappeso davanti alla sua condizione, utilizzando canoni di bellezza tutti incentrati sulla magrezza e la forma fisica, che ci arrivano da ogni mezzo di comunicazione. Questo atteggiamento è tutt’altro che ghettizzante o discriminatorio, perché se si vuole sostenere che è sbagliato puntare su corpi magri, si viene subito smentiti quando poi si è costretti ad ammettere che i soggetti in sovrappeso sono a maggior rischio di cardiopatia, di diabete, di cancro ecc.: una persona intelligente sa che la realtà non fa mai male perché solo da essa può nascere un miglioramento. Va ammesso che la realtà non nuoce a nessuno e che solo dopo averla accettata si può intraprendere un cammino che porta al miglioramento.
Un dimagrimento salutistico di una persona in sovrappeso ne aumenta l’autostima. Tra i miei pazienti, dimagriti grazie alla loro applicazione ed ai miei metodi, riscontro un fatto importantissimo: non solo la salute è migliorata, ma di pari passo sono migliorate autostima e fiducia in se stessi. Questo risultato, assolutamente positivo, dal mio punto di vista credo sia “lecito” in tutte le sfere dell’età.
Questa conclusione era già nota in campo infantile. La ricerca di Kylie Hesketh (University of Melbourne & Murdoch Children’s Research Institute in Parkville; 1997-2000) ha seguito 1.157 bambini nella fascia d’età di 5-10 anni, valutando senso di autostima e peso corporeo. La ricerca ha osservato che i bambini in sovrappeso e quelli obesi avevano un senso di autostima più basso; ciò era più evidente per i bambini più grandi.
Nella rilevazione del 1997, 937 risultavano normopeso, 174 in sovrappeso e 46 obesi; dopo tre anni 881 erano normopeso, 227 in sovrappeso e 49 obesi.
La diminuzione dell’autostima (valutata secondo questionari standardizzati sottoposti ai genitori) era proporzionale all’IMC: tanto più alto l’IMC, maggiore la diminuzione, quindi minore l’autostima.